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Categoria: Events, Winefacts
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Il Festival del Giornalismo Alimentare, giunto alla sua seconda edizione, si è concluso ufficialmente sabato scorso, 25 febbraio 2017, offrendo a giornalisti e blogger ben 13 press tour alla scoperta del territorio piemontese e delle sue eccellenze enogastronomiche.

FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE

FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE

Il fulcro del festival, tuttavia, si è svolto nelle giornate di giovedì 23 e venerdì 24 febbraio, presso l’auditorium Vivaldi di Piazza Carlo Alberto, Torino. Rivolto a coloro che, per professione o passione (o entrambi), sono interessati all’informazione e alla comunicazione del cibo.

All’appuntamento di giovedì pomeriggio, dedicato ai ruoli che rivestono giornalisti, critici enogastronomici e food blogger, abbiamo presenziato anche noi, curiosi di scoprire se, “con l’avvento del web 2.0 e della “rete” partecipativa”, i nostri servizi mediatici possano ancora essere riconosciuti come professionali e non meri “atti di giornalismo” alla portata di tutti.

Ecco le preziose pillole impresse nella nostra mente:

PIU’ CIBO, MENO FOOD

Con queste semplici parole, Anna Maria Pellegrino (Associazione italiana food blogger) sottolinea la sempre più frequente presenza in rete di contenuti dedicati al food, ovvero quei trend fatti di foto, aforismi, eventi che lasciano poco alle generazioni future, ma che dimenticano la parte importante dell’informazione enogastronomica (ndr. il cibo): dietro ad un piatto o ad un calice di vino, bisogna sempre ricordarsi che si nasconde un territorio, un produttore, una storia, culture e tradizioni.

IL DILEMMA DEL FOOD MARKETER

Noi giornalisti del web, noi comunicatori della rete, noi social media manager, “siamo ancora detentori della comunicazione?” Viviamo in una società in continua evoluzione, in un mondo geotaggato, e così anche la comunicazione di un brand avviene in una realtà diversa, basata su un’economia non solo “della cura e dell’attenzione, ma della reputazione” (ndr. avete fatto caso alle infinite classifiche e articoli a punti?). Il solo storytelling non funziona più se non è abbinato in modo sapiente ad un’immagine, ad un video o un sound azzeccato. Questo quadro quasi futuristico della comunicazione 2.0 è l’habitat del (food) marketer che non è più solo comunicatore, ma è tecnico, blogger, project manager, commerciale, social media manager… una persona, mille specializzazioni. Il loro avversario quotidiano? Il cittadino che si improvvisa comunicatore.

Fate parte della razza “lavoratori sul web”? Nicoletta Polliotto (digital & communication project manager) consiglia di leggere “Mamma posso spiegarti lavoro nel web

ART.21 VS. PROFESSIONALITA’

Sapete cosa dice l’art.21 della Costituzione italiana? “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Ecco lo strumento di difesa di qualsiasi improvvisato comunicatore della rete. Anzi, un sacrosanto diritto. Tuttavia, essere un giornalista o un comunicatore professionista implica un dovere fondamentale: essere preparati, perché solo in questo modo possiamo dare gli strumenti necessari al lettore per formarsi una propria opinione. Giuseppe Giulietti (Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana) e Dario Ujetto (food blogger EatPiemonte) ci ricordano che è la qualità, la formazione personale, la preparazione e la conoscenza delle tematiche affrontate (ndr. la differenza tra parlare di food e cibo) che ci rende mediatori per professione. E non importa se i tempi cambiano, portando con sé nuove figure professionali, ciò che contraddistingue “nostro cugino improvvisato social media manager” da un blogger di professione è il valore aggiunto che viene dato alla sua comunicazione: la conoscenza. Se da una parte il cittadino italiano ha il diritto ad esprimere liberamente la propria opinione con qualsiasi mezzo, dall’altra ha anche il diritto ad essere informato con notizie corrette e di qualità.


Post by BENEDETTA SALSI