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Categoria: Winefacts
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Vino blu, vino per gatti e vino per filologi medioevalisti. Il caldo dà alla testa, ma anche il vino non scherza. L’estate appena esplosa si prospetta bollente, così come alcune “pazze novità” in campo enoico. Di cosa stiamo parlando? Seguiteci e scoprirete le enofollie del 2016!

UN SORSO DI INFINITOenofollie

C’erano i rossi, i bianchi e pure gli orange. E adesso c’è anche il vino blu. Prima di aggiornare le vostre schede di degustazione però, vediamo di che si tratta. La spagnola Gik (nome omen) ha creato il primo blue wine al mondo. Un atto sconsiderato, un’operazione di marketing, un vino puramente ornamental-estatico, una piccola “enobestemmia”?

Tutto questo insieme. Gli stessi creatori non si definiscono winemaker, ma innovator, distruggendo secoli di storytelling da vigneron. E dichiarano esplicitamente di non avere alcuna esperienza nel mondo del vino perché la loro idea: «Non c’entra nulla con il vitigno, ma con le persone». Il colore del loro Gik è dato dall’estrazione di antocianina dalle bucce dell’uva e indaco. Perché il colore blu? Secondo Gik questo pigmento rappresenterebbe «movimento, innovazione e… infinito».

EDIT – Comunque il Gik non è, tecnicamente, il primo vino blu al mondo, come sbandierato. Ci avevano già provato i Fratelli Saraceni, con Blumond, un prosecco azzurro al sapore di pesca.

VINO PER GATTIenofollie_2

Chapeau ai copy di questo prodotto. Dopo i meme felini e le quattro zampe che sbucano un po’ dappertutto, il mondo del vino si prepara a miagolare di piacere. L’Apollo Peak, ditta di Denver, Colorado, ha lanciato sul mercato il Pinot-Meow e il MosCATo, il primo vino ad abbinarsi con le crocchette della Friskas.

Si tratta di succhi non alcolici a base di barbabietola ed erba gatta (ebbene sì!), che stimolano la mai celata voglia di bisboccia del regno felide. Il Pinot-Meow è un rosso “corposo”, mentre il MosCATo, un bianco “delicato e aromatico”.

DAL PASSATO CON FUROREMenofollie_3

C’è chi guarda la gente bere in Games of Thrones (e trincano forte!), chi quei vini li studia nei minimi dettagli. Così la naturopata Daniela Stucchi e l’amica Cristina Faccini, valdostane, hanno resuscitato un vino basandosi su ricette conservate in documenti della fine del ‘400. Il Claretum, questo il nome del loro prodotto, è un vino liquoroso e aromatizzato, dall’aspetto cristallino e il colore dorato, la cui ricetta si basa su di un filologico recupero delle indicazioni conservate negli archivi degli Challant, potente famiglia nobiliare valdostana che governò gran parte della Vallée per conto dei Savoia durante il Medioevo e il Rinascimento.

Come scrivono sul loro sito: «Il Claretum veniva servito a inizio e fine pasto. Adatto ad accompagnare formaggi erborinati quali gorgonzola, Bleu d’Aoste, Fontina, Lardo di Arnad DOP, ma anche cioccolato fondente, dolci a base di farina di castagne, Piata o Micoula, il dolce valdostano a base di pane integrale, burro, mele, noci e uvetta. Può inoltre essere un ingrediente originale per molti cocktail».

Siete a conoscenza di altre ENOFOLLIE degne di balzare agli onori della cronaca? Segnalatecele!

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