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Qual è il futuro del vino italiano oltreoeano?
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Anche il vino trema

Le bollicine della discordia.

Mai come in questi giorni il Prosecco si è ritrovato ad essere l’epicentro di polemiche e pericolosi scossoni mediatici che potrebbero cambiare le sorti della bollicina italiana più famosa ed amata dal mercato estero.

L’inizio di tutto è stato il servizio mandato in onda da Report lunedì 14 novembre.
Due i temi caldi trattati dalla trasmissione: l’inadempimento degli accordi stipulati nel 2009 con i produttori del Carso, che lamentano una mancanza di correttezza reclamando l’inserimento di royalties  e l’uso eccessivo di pesticidi che potrebbe aver compromesso la salute di chi vive e lavora in quei territori. Immediata la risposta del Consorzio che ha smentito l’allarme sanitario attraverso la diffusione di un comunicato stampa firmato dall’Ulss7, azienda sanitaria di Pieve di Soligo, che riporta i risultati di studi straordinari effettuati su vino imbottigliato, acqua potabile e popolazione esposta.

 

Un produttore di vino alla Casa Bianca.

Una volta concluse le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America, il mondo del vino italiano ha archiviato pronostici e simpatie e ha iniziato a domandarsi come influirà la presidenza di Trump, winemaker dal 2011, sull’export.

Secondo Decanter le sorprese che potrebbero arrivare con Trump per il vino sono essenzialmente tre: la volatilità del mercato sperimentata nei giorni di vittoria della Brexit; la sfumata del Ttip, il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico (quindi tra Usa e Ue) e l’incertezza per i lavoratori stranieri nel settore vitivinicolo americano. 

Con tutte le incertezze del caso in molti restano ottimisti sulle sorti dell’export, come dichiarato da De Castro coordinatore dei Socialisti e Democratici della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo: “Gli americani sono troppo affezionati al nostro paese: ogni anno l’Italia manda negli Usa prodotti agroalimentari per un miliardo di euro, non sarà certo il colore politico a cambiare questa condizione“.


Il futuro delle “Fettuccine Alfredo”

Inside Out.

Mentre l’Italia è alle prese con cibi pericolosi provenienti da paesi esteri (Coldiretti docet), ecco che ora dobbiamo anche occuparci del futuro del nostro export, soprattutto oltreoceano. Mai come quest’anno le elezioni americane hanno riecheggiato su tutti i media internazionali e i motivi sono di natura geopolitica ed economica: anni di rapporti più o meno amichevoli tra gli stati potrebbe subire dei cambiamenti.

 

Hillary VS. Trump.

Gli americani dovevano scegliere tra il bianco e il nero, il diavolo e l’acqua santa, il giorno e la notte. Un esempio? Uno dei temi più delicati per il paese a stelle e strisce è quello dell’alimentazione: tra OGM, malnutrizione, food deserts, obesità ed educazione alimentare le due fazioni erano nettamente contrapposte. Ma se l’ipotetica vittoria di Donald Trump preoccupava anche il settore agricolo americano, noi che viviamo dall’altra parte dell’oceano, cosa dovremmo aspettarci?

 

A Donald piacciono le Fettuccine Alfredo.

Noi italiani sappiamo che l’autenticità della suddetta ricetta è tanta quanta quella di un piatto di spaghetti alla bolognese. Tuttavia Alfredo 100, sulla 54esima strada a New York, ci fa ben sperare nelle future scelte politiche del nuovo Presidente… o forse gli ostacoli per l’export italiano, in particolare quello dell’agroalimentare, continueranno a persistere? Negli ultimi 6 anni, l’export è stato un cavallo trainante per la nostra economia e, nonostante i già forti dazi, gli USA sono stati uno dei mercati principali, crescendo ogni anno sempre di più. Da Washington, i nostri connazionali ci tranquillizzano: “Le nostre esportazioni hanno una caratteristica che li distingue, la qualità. Ma vogliamo che questa qualità venga riconosciuta e tutelata, e soprattutto, come si dice in questi casi, che nel mercato si possa competere ad armi pari.” (A. Varricchio, ambasciatore italiano a Washington)