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Categoria: Winefacts
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Vi siete mai chiesti perché gran parte dei punteggi sul vino sono in centesimi? Come mai si è adottata questa scala? E perché la maggior parte dei vini si colloca tra la fascia degli 85 e 100 punti? Ci sono altre scale di valutazione?

Per rispondere a queste domande dobbiamo riferirci, da una parte, a una consuetudine tipicamente americana. Dall’altra, all’influenza che, negli anni, i wine critic più famosi hanno saputo esercitare sul mondo delle valutazioni enologiche.

La scala americana

Il mondo anglosassone utilizza la scala in centesimi per “deformazione professionale”. Come in Italia i voti del liceo sono espressi da 1 a 10 (una scala utilizzata per valutare moltissime delle nostre esperienze), così negli Stati Uniti il sistema dei voti delle high-school è espresso su base cento. Proprio come nel nostro Paese tutti i voti inferiori al sei sono soltanto sfumature dell’insufficienza, così la loro scala parte da 50, che, sostanzialmente, equivale al nostro zero. Questo spiega perché la stragrande maggioranza dei vini si colloca al di sopra degli 80 punti.
Sommariamente, i punteggi in centesimi si possono così svolgere:

PunteggioSignificato
95–100Il meglio nella sua tipologia, un grande classico
90–94Vino eccezionale per carattere e stile
85–89Molto buono, un vino con peculiarità spiccate
80-84Un vino ben fatto, buono e godibile
75–79Mediocre, bevibile, senza note particolari
50-74Non raccomandato

 

I wine critic da 100\100

Se il sistema centesimale non fosse stato adottato dai più influenti degustatori al mondo, forse oggi avremo una maggior varietà di punteggi. Tuttavia, la storia è fatta dai suoi capitani. Il riferimento più ovvio alla diffusione dei 100\100 è Robert Parker, l’Avvocato del vino. Una testimonianza riportata su Dr.Vino farebbe risalire l’adozione di questo punteggio alla degustazione alla cieca che Parker e il suo collega Victor Morgenroth fecero verso la metà degli anni ’70. In quell’occasione si discusse molto su quale scala adottare: «Ad un certo punto, qualcuno venne fuori con l’idea della scala centesimale … ci sembrava molto meno inflazionata dei punteggi sul vino che vedevamo in quel momento».

Qualcuno vorrebbe non l’Avvocato, ma l’enotecario australiano Dan Murphy come primo utilizzatore del sistema. Dan, racconta il sito del rivenditore che porta il suo nome, nel 1977 scrisse di suo pugno il libro A Guide to Wine Tasting, nel quale difendeva il punteggio in centesimi rispetto ad altri. L’enotecario sarebbe addirittura l’occulto suggeritore del metodo che poi Parker rese onnipresente.

Il punteggio dei 100\100 fu in seguito adottato da Wine Spectator, Wine Ethusiast, Wine & Spirtis Magazine, Decanter, Antonio Galloni, James Suckling moltissimi altri che contribuirono a fissarne il successo. Tra le guide italiane usano i centesimi Vitae, Luca Maroni, Daniele Cernilli, Bibenda ed altri.

Ma esistono altri parametri?

Certo. Uno dei più antichi era la 20 point scale. Fu una valutazione adottata a partire dalla fine degli anni ’50 per scopi accademici nella valutazione enologica. Il primo utilizzatore pare sia stato il professore di Viticoltura ed Enologia Maynard Amerine dell’università californiana UC Davis. Su questa scala il punteggio massimo si raggiunge attraverso valutazioni dei singoli aspetti del vinio: naso, bocca, equilibrio, aromi…

Il metodo in base 20 è più o meno svolto nel modo seguente:

PunteggioSignificato
20Il meglio nella sua tipologia, un grande classico
19Vino eccezionale per carattere e stile
18Molto buono, un vino con peculiarità spiccate
17Un vino ben fatto, buono e godibile
16Mediocre, bevibile, senza note particolari
15Non raccomandato
14Mediocre, bevibile, senza note particolari
13Non raccomandato
12Mediocre, bevibile, senza note particolari

 

Una delle maggiori utilizzatrici e propugnatrici di questo di questo punteggio è Jancis Robinson. Con lei lo utilizzano Bettane & Desseauve, Gault & Millau, La Revue du Vin de France, Vinum Magazine. Anche la Guida I Vini d’Italia de L’Espresso utilizza un punteggio in ventesimi.

Altri punteggi

Nella grande prateria dei wine ratings, un’altra forma assai diffusa è quella dei punteggi in quinti. Questa formula ha il pregio di poter essere graficata senza problemi e, di fatto, subisce le metamorfosi più incredibili. Può diventare un sistema di stelle, di bicchieri, di asterischi, di grappoli o di viticci. Insomma, la base resta la stessa, ma cambia l’icona con cui la guida consiglia il vino ai suoi lettori. Il punteggio in base cinque è utilizzato ad esempio da John Platter nella sua Guide to South African Wine:

PunteggioSignificato
5Superlativo
4Eccellente
3Buono, vino quotidiano
2Mediocre
1Scarso

 

Ma ci sono moltissime altre scale, soprattutto in Italia dove la competizione tra guide stimola la creatività. I tre bicchieri del Gambero Rosso, ad esempio. O le tre stelle della Guida Veronelli. O ancora l’assenza di voti: è questa la scelta di Slow Wine, che non assegna punteggi, ma preferisce indicare la vicinanza – o meno – delle aziende vitivinicole recensite ai valori di Slow Food.

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