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Categoria: Winefacts
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Ovunque sul web, sulla carta stampata ma anche nel linguaggio comune il termine winelover imperversa furoreggia e si diffonde.
Ma chi è il winelover, qual è il suo background, qual è il ruolo di questo “amante del vino” sul mercato  e soprattutto cosa vuole ( sempre che ne abbia effettiva consapevolezza)?

Diversi si sono posti queste domande  dando il via ad un fiorire di studi sul tema, per citarne alcuni: Ismea, Areni & Kim, Viralbeat e non ultimo il quadro semiotico del winelover presentato a Vinitaly ad opera dell’istituto di ricerche di mercato Squadrati di Milano.

La figura del winelover ha avuto grande diffusione e popolarità proprio quando prendeva forma uno dei paradossi del mercato vinicolo, ovvero un abbassamento dei consumi accompagnato da un aumento dei prezzi che sbeffeggiava il dogma della domanda/offerta.

quadrato semiotico winelover

Che ci sia un legame?

Per rispondere, o meglio per comprendere, è necessario un passo indietro e un’analisi sull’evoluzione del consumo di vino in relazione al cambiamento degli stili alimentari italiani

Negli anni 70 la società era prevalentemente ancora di stampo “contadino”. Le famiglie consumavano i pasti insieme ed il vino aveva un ruolo centrale in quanto sopperiva alle mancanze dal punto di vista calorico. Di conseguenza non ci si soffermava troppo sulle specificità di un vino ma più sulla sua capacità di integrare il pasto

Con l’arrivo degli anni 80-90 si assistette al processo di industrializzazione, che cambiò l’alimentazione degli italiani con nuovi prodotti e nuovi ritmi. Il numero dei pasti condivisi con la famiglia si ridusse. Il consumo di vino cambiò radicalmente: non era più quell’elemento quotidiano ed indispensabile sulle tavole delle famiglie (tanto che negli spot quasi sparisce). A questo si aggiunse una nuova moda quella dell’apericena che portò ad un’ulteriore deregolamentazione dei pasti associando il consumo di vino ai momenti di convivialità

Poi arrivò il nuovo millennio e si diffuse un nuovo approccio. Complici il movimento Slow Food e un aumento del tasso di scolarità  si favorì un rinnovato interesse ed un’attenzione particolare per le radici culturali delle tradizioni alimentari. Questo si riflette anche sul mondo del vino e fattori come territorio, tradizione, storia e persone diventano valori importanti almeno quanto le caratteristiche organolettiche.

Il vino non è più solo un complemento di pasti e socialità ma un’esperienza emozionale e culturale.

In correlazione a questi blocchi temporali potremmo suddividere i winelovers in tre tipologie

1- TRADIZIONALI :affondano le radici nel contesto storico del dopoguerra e continuano a vedere il vino come alimento, consumandolo quotidianamente senza cercare particolari caratteristiche organolettiche (se non la mancanza di difetti)

2- OUTDOORS: sono per lo più giovani che collegano il vino a occasioni di divertimento e convivialità

3-INTENDITORI: cercano caratteristiche specifiche, per le quali sono disposti a spendere di più specialmente se il vino porta con se valori come storia, tradizioni ed espressività di un particolare territorio.

Le dinamiche all’estero sono simili

BASIC: si rifà alla categoria dei TRADIZIONALI
FUN : identificabili come  OUTDOORS
DEGUSTATION: sono coloro che si concentrano molto sull’analisi sensoriale di un vino
ART: sono consumatori con una visione elevata del prodotto vino inteso come un’opera d’arte ed un regalo di valore

Ma torniamo al nostro “paradosso”. Perché se il consumo di vino in Italia è diminuito negli ultimi 30 anni il costo medio è aumentato?
Rifacendoci alle statistiche numeriche vediamo come i tradizionali siano in calo, gli outdoors stabili mentre gli intenditori in aumento. Questo spiegherebbe i minori consumi ma i prezzi in crescita, gli intenditori infatti pur bevendo meno dei tradizionali sono soliti scegliere vini di fasce di prezzo più elevate

Questo ci dimostra inoltre che in mercati come quello enoico numeri, statistiche e dogmi del marketing spesso non vengono rispettati. Un prodotto come il vino ha in se una forte componente emozionale che entra in gioco anche e specialmente le fasi di acquisto e gradimento. Qui ritorniamo su un’altra delle domande che ci eravamo posti ovvero che cosa vogliono i winelovers (e soprattutto loro lo sanno)?

Ne parliamo nel prossimo post di #winefacts

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